“Mio figlio non gioca da solo. Come posso fare?”

6 consigli utili per aiutare i bambini a giocare da soli! 

 

Perché il bambino non gioca da solo?

Sempre più spesso parlando con i genitori mi rendo conto che le loro domande e perplessità derivano da false aspettative rispetto alle capacità dei loro bambini. Alcuni mi scrivono disperati che il loro figli non fanno questo o quello e non sanno come fare per farglielo fare, e io non posso far altro che rassicurarli che è proprio così che dovrebbe essere e che è tutto normale!

La questione che più frequentemente mi trovo a chiarire è quella sul gioco autonomo

Quando mi chiedono perché il loro bambino non giochi mai da solo, come possono fare per farlo giocare in autonomia così che loro possano svolgere qualche altra attività, mi chiedo sempre perché i bambini dovrebbero saperlo fare, soprattutto sotto i 3 anni. 

Cerco sempre di calarmi nella situazione e così mi immagino a casa con il mio partner, con cui ho poco tempo e modo di condividere gran parte delle cose che vivo, con cui non sempre, a causa di impegni vari e vita frenetica riesco a volte a condividere neanche lo sguardo, e lo vedo chiedermi di fare qualcosa da sola invece di stare con me. 

Come mi sento?Non bene. Non voglio. In un mondo ideale vorrei passare tutto il mio tempo libero con lui perciò questa sua richiesta non l’accetto.

Questo è quello che accade ai bambini. Loro nel fare la torre insieme ai genitori non vedono l’assemblaggio dei mattoncini ma la condivisione del tempo con la persona più importante della loro vita, l’unica con cui vorrebbero sempre stare…

Fino ai 3 anni, poi, la presenza del genitore è indispensabile anche per un discorso di sicurezza. Se il bambino può vedere i genitore, il genitore esiste ed è sotto il suo controllo (almeno visivo). Se il genitore è lì può prendersi cura di lui. Il bambino può sentirsi al sicuro!

A tutto questo bisogna di certo aggiungere le ridotte capacità attentive dei bambini che rendono difficile potersi intrattenere da soli per lunghi lassi di tempo. Infatti, fino ai 3 anni l’attenzione di un bambino va da 3 a 15 minuti, per aumentare fino a 30 minuti intorno ai 6 anni. Ovviamente questo in linea generale perché potrebbe variare in base agli stimoli che l’ambiente propone al bambino!

Varia molto anche in base all’interesse del bambino: mia figlia, 3 anni, quando ha le forbici in mano e può tagliare liberamente, trascorre anche 30 minuti in cameretta da sola!

Detto questo, come sempre non significa che dobbiamo rinunciare ad abituarlo al gioco autonomo, poiché esso rappresenta un momento di relazione con se stesso, l’unica relazione che lo accompagnerà per tutta la vita. 

non gioca da solo

 

Come possiamo aiutare il bambino a giocare da solo?

 

Ecco alcuni consigli utili:

  1. Organizzare lo spazio della casa in modo che il bambino possa muoversi liberamente, senza dover richiedere l’intervento dell’adulto per esplorare e intraprendere un attività. (Ti consiglio di leggere questo articolo per avere maggiori informazioni su come strutturare lo spazio). Questo terrà alta la sua curiosità e lo spingerà a seguire il suo bisogno di autonomia.

  2. Proporre piccole attività che il bambino possa fare da solo, come il cestino dei tesori, e porci solo come sostegno al gioco. Il nostro ruolo dovrò essere solo quello di garantire una serenità emotiva con la nostra presenza, di fornire nuovi spunti se il gioco sembra esaurirsi e non attirare più l’attenzione del bambino, sostenerlo nel mantenere la concentrazione mostrando possibili evoluzioni dell’attività. Tutto questo aiuterà ad ampliare l’inventiva del bambino e la sua capacità di attenzione, così che possa usarle per strutturare il suo gioco autonomo, partendo dai suoi interessi e non dai nostri…

  3. Proporre anche attività in cui si giochi vicini ma da soli, ognuno seguendo il proprio interesse e le proprie modalità. Questo lo aiuterà a sentirsi più sicuro delle proprie competenze e a vedere il suo bisogno di stare con il genitore come voglia di averlo vicino e condividere con lui il momento, piuttosto che necessità del suo intervento per condurre il gioco. Questa ultima consapevolezza può rendere difficile il gioco autonomo e far sentire il bambino insicuro delle sue capacità.

  4. Iniziare a svolgere piccole attività con il bambino, partendo da ciò che lo interessa e poi provare ad allontanarsi per brevi momenti, rimanendo a portata di vista e di voce. Quest’ultima in particolare può aiutarci a fargli percepire la nostra presenza anche quando ci allontaniamo, garantendo un coinvolgimento emotivo da parte del genitore.

  5. Inserire un momento di gioco autonomo nella routine quotidiana. In questo modo riusciranno ad emergere le risorse del bambino per adattarsi alle richieste dell’ambiente. Se accade ogni giorno dovrà trovare un modo per gestire il momento. Possiamo iniziare già dai 4 mesi!

  6. Avvisare il bambino che giocheremo con lui per un tot di tempo e che quando scadrà dovremo andarcene a fare la cena, a finire di lavorare, etc. Spiegare aiuta il bambino a tranquillizzarsi proprio perché in questo modo riuscirà a leggere la situazione (anche quella dell’interruzione) che verrà compresa e gestita come le altre routine. Al termine del tempo, si può proporre al bambini di continuare il gioco da solo o di venire a fare qualcos’altro con noi, come ad esempio cucinare la cena insieme!Questa modalità permette al bambino di sentirsi parte di un progetto, in particolar modo dei pensieri della mamma…

non gioca da solo

Inutile dire che se il bambino non vive un ambiente familiare e relazionale rassicurante, non riuscirà a cogliere il piacere di avere un momento di relazione con se stesso. 

Flavia

@flavia_educhiamali

@flavia_educhiamali

Consulente dello sviluppo

Dunque io sono Flavia, sono dottoressa in psicologia dello sviluppo.

Sono una formatrice, sono un’ex-educatrice.
Sono una mediatrice e counselor scolastica.

Sono una mamma e tutto quello scritto sopra con  le mie figlie conta poco.

Vorrei salvare un genitore alla volta e insieme a loro cambiare il mondo. 

Credo nelle persone e nelle parole che scelgono di pronunciare perché mi piace indovinare che cosa hanno bisogno di nascondere…

Formulo teorie e riflessioni su tutto, tutto, tutto!


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