La psicomotricità dopo il lockdown può aiutare i nostri bambini a trovare uno spazio per elaborare le loro emozioni e riconoscere il loro corpo come punto da cui ripartire…

 

La psicomotricità dopo il lockdown può rappresentare una risorsa preziosa

 

Sono trascorsi 4 mesi da quando le nostre vite sono state messe sotto sopra e, oggi, con gradualità, ci stiamo riappropriando di una nuova forma di normalità. 

Con differenze soggettive, influenzate dai personalissimi livelli di paura e di percezione del rischio, ciascuno di noi ha riconquistato piccoli o grandi spazi di libertà. 

Insieme a noi, anche i nostri bimbi!

Da qualche settimana a questa parte i parchi pubblici si sono ripopolati e – da qualche giorno – sono partite le prime attività estive. 

È davvero difficile tornare in contesti che sino a pochi mesi fa erano regolati da impliciti comportamentali che, ad oggi, sono completamente sovvertiti. Spesso, questo, ci richiede un importante sforzo emotivo e di attenzione non indifferente.

Penso ad una situazione piuttosto semplice e quotidiana. Mamma e figlio vanno al parco, dove ci sono altri bambini e altri genitori, ciascuno portatore della sua personalissima soglia di paura e di attenzione (per se stesso e per il proprio figlio). 

C’è chi non pone limiti, chi ne pone qualcuno, chi ne pone moltissimi! 

L’esperienza ai giardinetti può risultare impegnativa…!

Inoltre, c’è da tenere in considerazione che, da inizio marzo, la maggior parte dei bambini e delle bambine ha interrotto sia le attività educative formali (es: la scuola) che quelle informali (es: attività sportive), “covando” un enorme desiderio di gioco, socialità e convivialità. D’altro canto, questi 4 mesi di chiusura e assenza di contatti sociali (e di un’atmosfera fortemente improntata verso la paura dell’Altro/a) ci hanno fatto “tornare fuori” con qualche impaccio e difficoltà.

Ecco perché, attraverso questo articolo, mi piacerebbe spiegare il perché – mai come in questo momento – proporre un percorso di psicomotricità al proprio figlio/a sia un dono prezioso

 

La psicomotricità dopo il lockdown

 

Anzitutto, non voglio in alcun modo dire che la psicomotricità debba essere l’unica occasione di incontro con i pari…anzi! Ritengo, però, che sia la giusta scelta dalla quale “ripartire”, come attività più strutturata e avente espliciti obiettivi educativi e preventivi. Nel dire questo, vorrei provare a fare una riflessione che tenta di mediare gli aspetti più prettamente psicomotori ed educativi con quelli più sanitari. Troppo spesso, in questi mesi, ho ascoltato posizioni diametralmente opposte, contrastanti e litigiose. Quella che vorrei offrire, è una riflessione di mediazione

Una riflessione che possa essere comprensibile e accettabile per i plurali livelli soggettivi di preoccupazione che possono caratterizzare noi adulti e che meritano di trovare una risposta accogliente e rispettosa.

Parto quindi dalla considerazione che tiene il focus sul tema sanitario.

Il nuovo DPCM dell’11 giugno 2020 all’allegato 8, dal titolo “Nuove opportunità per garantire ai bambini ed agli adolescenti l’esercizio del diritto alla socialità ed al gioco”, tra le varie indicazioni, ribadisce le disposizioni di distanziamento fisico per i soli bambini di età superiore ai 6 anni (p. 57) e afferma, in linea generale, che è necessario mantenere un distanziamento fisico “seppur con i limiti di applicabilità per le caratteristiche evolutive degli utenti e le metodologie educative di un contesto estremamente dinamico” (p. 61).

Da psicomotricista, quando ho letto queste indicazioni, ho compreso che la psicomotricità poteva essere la giusta via di mezzo. 

La psicomotricità si offre esattamente nel suo essere contesto dinamico. Un contesto avente molteplici zone di interesse, dove ciascun bambino possa trovare le risposte ai propri bisogni. Aggiungo, inoltre, che uno dei fondamenti della psicomotricità è quello di lavorare in piccoli gruppi stabili nel tempo. E questa appare essere l’altra importante indicazione che, ad oggi, ci viene data in termini di prevenzione e contenimento del rischio di estensione del contagio. 

In tal senso, dal punto di vista sanitario, la proposta psicomotoria rispecchia perfettamente le indicazioni che ad oggi siamo tenuti a rispettare. 

È evidente che vi saranno ulteriori attenzioni che saremo tenuti a includere come:

  • l’uso della mascherina gli adulti e per i bambini di età superiore ai 6 anni;

  • l’autodichiarazione del genitore relativa allo stato di salute del/della bambino/a (e/o la misurazione della temperatura);

  • l’igienizzazione delle mani;

  • l’igienizzazione del materiale.

 

La psicomotricità dopo il lockdown

Su questi temi, sui quali non mi soffermo, mi piacerebbe offrire una rassicurazione su un piano tecnico e su un piano emotivo. Su un piano tecnico, è importante ricevere questa informazione: gli psicomotricisti (e in generale tutti i professionisti) hanno ricevuto specifiche indicazioni sui protocolli da seguire, nulla è lasciato al caso

Su un piano emotivo – che mette al centro soprattutto le emozioni dei bambini – è bene ricordare che alcune “norme” stanno diventando oramai parte di una “nuova normalità”.

L’incredibile plasticità cerebrale dei bambini consente loro di adattarsi molto in fretta e molto bene ad alcune piccole e tollerabili nuove regole, soprattutto se ne comprendono il senso e se vengono proposte in forma ludica e piacevole. Quando queste regole non saranno più necessarie (speriamo presto!) i bambini le dismetteranno facilmente e rapidamente, così come le hanno acquisite. 

E state certi che saranno molto felici di lavarsi le mani se questo consentirà loro di andare a fare i giochi in sala di psicomotricità!!!

Ma veniamo al secondo ragionamento. Dopo esserci rassicurati sul piano sanitario, proviamo a dare un senso al perché abbia senso ripartire dalla/con la psicomotricità dopo il lockdown, ponendo una specifica attenzione al tema delle emozioni e del ritorno alla socialità e del perché questo non si ponga né in contrapposizione né in sostituzione del gioco spontaneo al parchetto. 

Questi 4 mesi di lockdown hanno configurato un evento straordinario tanto per noi quanto per i nostri bambini. Per alcuni, è stata l’occasione di trovare risposte al proprio bisogno di attaccamento e protezione (talvolta anche troppo!), per qualcun altro, la privazione della socialità e delle esperienze del “mondo fuori” ha portato a importanti fatiche, talvolta a qualche regressione e/o al comparire di comportamenti inediti. 

 

La psicomotricità dopo il lockdown

 

In entrambi i casi, il ritorno alla socialità, riveste un’importanza fondamentale. Da un lato, perché per crescere è necessario, gradualmente, fare esperienze di distacco dalle figure genitoriali; dall’altro perché – con questi comportamenti – i bambini ci hanno dimostrato quanto per loro sia importante la scuola, il rapporto con le maestre, con gli amici e con tutte quelle figure che ruotano intorno alla loro quotidianità. Non si tratta di figure di contorno, ma figure che – a tutti gli effetti – costituiscono dei pilastri portanti di affetti e relazioni per i bambini.

La psicomotricità post lockdown, quindi, può configurarsi come una vera e propria “palestra delle emozioni”, dove tornare gradualmente ma esplicitamente (ovvero con un’intenzionalità e un supporto educativo) a riprendere familiarità con contesti che hanno regole sociali e norme di comportamento, dove ricominciare a fare i conti con gli altri sia nell’accordo che nel disaccordo. In sala di psicomotricità i bambini tornano a fare i conti con uno spazio, un tempo, dei materiali e delle relazioni con le quali solleticare fantasia, creatività e iniziativa. 

Ma l’elemento più importante è che dentro la sala di psicomotricità i bambini e le bambine possono giocare le infinite sfumature delle loro emozioni. Possono raccontarci di quanto è stato bello stare 24h su 24 con mamma e papà e di quanto possa essere faticoso lasciare quella sensazione di protezione, oppure possono dirci quanto hanno sentito la mancanza dei loro amici e dei giochi che facevano insieme, o ancora che hanno dimenticato alcune regole e hanno bisogno di rispolverarle. 

E tutto questo lo possono fare senza bisogno di parlare, ma “solo” giocando. 

Starà nella competenza e nella professionalità della/o psicomotricista osservare e comprendere…e trovare le risposte e proposte più giuste per ciascuno!

 

 

Margherita

@margherita_psicomotricista

@margherita_psicomotricista

Psicomotricista e Pedagogista

Psicomotricista e Pedagogista, nutro da sempre una profonda passione verso il mondo dell’educazione, della formazione e del sostegno al benessere e allo sviluppo psicofisico globale delle persone, con particolare riferimento al periodo dell’infanzia.

Inizio i miei studi universitari con una laurea come “Educatrice di nido”, per poi proseguire con una laurea magistrale in “Pedagogia” e con la scuola triennale di formazione in “Psicomotricità”. 

Concludo il mio percorso accademico con un “Dottorato di Ricerca in Scienze Pedagogiche”. 

Attualmente sono coordinatrice pedagogica e conduco gruppi di psicomotricità educativo-preventiva. 

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