L’arte, un mondo che vive con noi fin da bambini

 

Maria Montessori, che non ha bisogno di presentazioni, diceva:

 

L’immaginazione diventa grande solo quando l’essere umano, in base al proprio valore e forza, la usa per creare.

 

Ogni creazione che proviene dall’anima può rientrare nel grande mondo dell’arte, dove si trovano le emozioni, i sentimenti, le esperienze e i pensieri dell’artista che prendono diverse forme. Un quadro, una composizione musicale, uno scritto teatrale, una danza o un libro, dentro a ognuno di queste opere si può ritrovare piccole o grandi parti dell’artista che vengono elaborate in un processo più o meno complesso.

Anche i bambini compiono opere d’arte, alle quali spesso non doniamo importanza, ma come afferma la pedagoga e specialista in espressione plastica Lina Idárraga ci danno una chiave di accesso al loro mondo e ci permettono di rinforzare competenze dello sviluppo educando all’arte.

L’arte si fa, ma anche se ne fruisce. L’esposizione all’arte è fondamentale quanto la produzione artistica. Ascoltare la musica, assistere ai concerti, andare a teatro, visitare un museo e leggere un libro, sono azioni che ancora oggi (e forse ancora di più dopo la situazione covid), sono elitarie e poco comuni. Come scrive lo psicologo Howard Gardner, avvicinare i bambini all’arte crescerà adulti più creativi, alimenterà il pensiero critico e incrementerà l’intelligenza emotiva; in sostanza aumenta le possibilità che i nostri bimbi diventino persone migliori.

In questa serie di articoli indagheremo i punti di forza di alcune forme d’arte e cercheremo di capire come giocarci, in modo da aumentare i momenti di attacchi d’arte. Prima di cominciare, sottolineo che le fasce di età che nomino per ogni attività sono da considerare puramente indicative, perché ogni bambino è a sé.

 

Iniziamo con la musica.

L’ascolto della musica apporta benefici sulla regolazione del bambino già dalla gravidanza. L’udito infatti è uno dei primi sensi a svilupparsi e già dal quinto mese di gravidanza si iniziano a sviluppare i ricordi dei suoni. Nei primi mesi la musicalità del linguaggio che automaticamente i care givers assumono per comunicare con il piccolo (baby talk) aiuta nella creazione del legame, l’ascolto di brani musicali già conosciuti e di musiche che riproducano il battito cardiaco (60-80 battiti al minuto) aiuta nel trovare uno stato di regolazione nell’ambiente e a integrare gli stimoli.

La musica però ha un efficace ripercussione anche sullo sviluppo degli apprendimenti formali (lettura e scrittura), come dimostrato da uno degli studi in merito (quello effettuato da Nina Kraus, docente presso la Northwestern University). Secondo Kraus e i suoi collaboratori, alla base di questa relazione strettissima tra musica e linguaggio c’è una comunicazione tra le regioni cerebrali responsabili dell’udito e quelle responsabili del movimento. Risulta quindi essere utile un’istruzione attenta al ritmo, aiutando il sistema uditivo a divenire più efficiente, in modo che il bambino possa arrivare ad associare facilmente il suono al significato, sia per quanto riguarda l’apprendimento in generale, sia per quanto riguarda la lettura.

Edwin E. Gordon fu uno dei primi pedagoghi a fare numerose ricerche sul potenziale musicale innato. Le sue ricerche dimostrarono che l’attitudine musicale innata del bambino si sviluppa nei primi anni di vita tramite le stimolazioni sonore che egli riceve nel suo ambiente di vita. Questo potenziale può essere stimolato e sviluppato soprattutto nei primi tre anni di vita e via via in maniera minore fino ai nove anni, momento in cui il potenziale musicale si stabilizza.

Qualche consiglio pratico, dedicato per diverse fasce d’età, che sono indicate, ma non devono essere intese come uno spartiacque rigido, ma più come una linea guida. La vera indicazione è osservare il bambino che si ha davanti e cercare di comprende cosa lui desidera e cosa per lui è più indicato, cercando di preferire sempre il coinvolgimento, la reciprocità e lo scambio affettivo, come elementi motori di qualsiasi apprendimento.

arte e bambini

L’ascolto fin dai primi mesi (e per sempre)

Ascoltare la musica, magari in un ambiente disteso e predisposto, con qualche cuscino morbido, luci soffuse e il genitore vicino, fin dai primi mesi può essere un buon metodo di sostegno alla regolazione e può creare una buona cornice per supportare il coinvolgimento e lo scambio affettivo. Le modalità di ascolto si modificano con il tempo e possono diventare via via più attive (es filastrocche e danze) oppure può essere il sottofondo di diverse attività (es disegnare, cucinare). Può essere interessante, a partire da un’anno e mezzo circa, proporre anche brevi concerti in streaming o su YouTube (questo periodo di pandemia ha aperto molte frontiere in questo senso) in modo da iniziare a interessare il bambino alla produzione sonora tramite strumento senza l’obbligo di attenzione sostenuta che impone il concerto dal vivo.

La sperimentazione con piccoli strumenti a partire dai 4-7 mesi circa

Strumenti sicuri per l’esplorazione orale possono essere offerti già dai 4 mesi, piccoli sonagli che suonano se mossi invitano il bambino alla scoperta della causa/effetto, stimolando la percezione sonora. Non devono essere per forza strumenti musicali elaborati, anche una semplice bottiglia con dentro della pasta è di grande interesse per il bambino.Quando cresce e inizia ad acquisire la posizione seduta si possono offrire strumenti come iltamburo (o delle pentole con mestoli), piatti (o coperchi), triangolo e chitarre, in modo che la sfida di equilibrio si alzi, ma lo stimolo sonoro e il senso di autoefficacia nell’averlo prodotto rimanga.

Canzoni supportate dai gesti a partire dai 10 mesi circa

Canzoncine e filastrocche sonore supportate dai gesti sono un momento di routine in tutti i nidi e le scuole dell’infanzia, perché aiutano tantissimo nello sviluppo del linguaggio e nella comunicazione in generale. Iniziare ad associare un gesto ad ogni parola implica un grande lavoro di pianificazione motoria, unita allo sviluppo verbale e all’integrazione di tutte queste componenti. Proporre e riproporre questo genere di attività può aiutare il bambino nell’esplosione del vocabolario e nell’offrire maggiori risorse alla comunicazione non verbale. Attenzione in questa fase a osservare i gesti comunicativi del bambino, può essere che inizi ad associare un gesto della canzone a una parola, generalizzando anche in altri contesti: che grande conquista e ricchezza!

Concerti brevi e interattivi a partire dai 3 anni circa

Per un’esposizione, in sale da concerto o in teatro, della musica dal vivo dobbiamo aspettare i 3 anni circa, quando l’attenzione sostenuta è maggiore. Il mio consiglio è di iniziare con concerti brevi e molto stimolanti per i bambini, come Pierino e il Lupo di Prokofiev, che oltre alla musica dell’orchestra ha anche la narrazione della storia. Inoltre può essere utile provare a iniziare con concerti all’aperto, dove lo spazio in cui il bambino può muoversi se dovesse averne bisogno è maggiore. Dopo il concerto può essere utile un’elaborazione dell’esperienza: chiedete se è stato bello oppure no, cosa è piaciuto, che emozioni si sono provate, ecc. Lasciatevi guidare dalle parole dei vostri bimbi e stimolate, rispettando il profilo di sviluppo, un pensiero critico all’esperienza. Può essere interessante anche raccogliere in un album delle foto di diversi concerti in modo da poter rivederle insieme anche a distanza di tempo e rivivere i ricordi e l’esperienza, magari riascoltando i brani in scaletta.

Imparare uno strumento dopo i 7 anni circa

Per imparare a suonare uno strumento vero e proprio, con percorsi strutturati e proiettati verso un futuro più definito di apprendimento, bisogna aspettare almeno i 6-7 anni circa, quando il bambino ha consolidato i tempi attentivi, la manualità necessaria a suonare qualsiasi strumento, la pianificazione motoria e le basi del ritmo necessarie all’apprendimento di questa disciplina artistica.

Immergete i bambini nella musica, fate in modo che siano i primi esploratori e gustatori di questa arte, in ogni momento e per tutti gli stili. Un bambino abituato ad ascoltare la musica sarà un bambino più pronto all’ascolto di sé stesso e degli altri.

Alla prossima!

 

Martina

 

 

Bibliografia

– La Mente del bambino, Maria Montessori
– MultipleIntelligences,HowardGardner– MusicMedicine,ValentinaMicheluzzieFrancescoBurrai– Music Learning Theory, Gordon– Dispensa: “Il cammino dell’ Educazione musicale: vicoli chiusi e strade maestre” di Giuseppina La Face Bianconi
– Dispensa: “L’ Educazione Musicale” Riforma & Didattica n.4 anno 2006 settembre- ottobre
– La musica nella terapia psicomotoria, Anna Marie Wille – Giocare con i suoni, Silvia Azzolin
– La musica del corpo, Susanne Martinet

@lamartarugatarta

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Tnpee

Sono Martina e per sempre mi presenterò prima di tutto come una danzatrice.

Danzo da sempre e grazie ai miei genitori sono stata immersa in un contesto musicale e artistico a 360°.

Presto mi sono avvicinata all’insegnamento della danza e cercando conferme dell’influenza evolutiva dell’arte mi sono iscritta al corso di laurea di Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva.

 Nel 2017 sono diventata TNPEE e da quel momento tutto è volto ad approfondire lo sviluppo dei bambini, in ogni contesto, con ogni caratteristica individuale. Tutto questo senza mai dimenticare la principale rete di sostegno che sono i genitori ma valorizzando sempre la relazione con loro.

Non mi fermo mai, non smetto mai di studiare, di farmi domande e di meravigliarmi.

 

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