Interrompere l’allattamento al seno non sempre è facile e naturale, soprattutto quando non si conosco le emozioni che nasconde questo delicato passaggio…

 

Interrompere l’allattamento al seno

Alcuni giorni fa c’è stata una diretta su Ig in cui Lucia ed io abbiamo affrontato il tema dell’allattamento. Tra le domande che il pubblico ci ha posto, la più frequente richiedeva indicazioni su come poter interrompere l’allattamento dopo anni in cui il seno veniva usato più come rassicurazione che come fonte di nutrimento. 

Nel rispondere sarà bene partire allora dalla mamma e dalle sue emozioni a riguardo.

Infatti, è importante ricordare che allattare, fin dalla nascita, è soddisfare un bisogno, la fame, e questo avviene all’interno di una relazione con l’altro che prendendosi cura del neonato offre il proprio amore. Cibo e amore si intersecano fin dai primi momenti e mangiare diventa anche trasmissione di messaggi che riguardano la relazione e l’affetto. Il latte diventa pertanto un oggetto affettivo. Il momento dell’allattamento diventa un momento intimo, in cui il bambino vive la relazione, comunica e riceve dall’adulto di riferimento, ha modo di trovare risposte al suo bisogno di amore, di sentirsi desiderato, accolto, accettato e riconosciuto. Ecco perché è così difficile per il bambino separarsene e talvolta potrebbe esserlo anche per l’adulto, che in quel momento della giornata recupera uno spazio importante per poter entrare in relazione con il proprio figlio.

La mamma deve essere allora sicura di voler interrompere l’allattamento facendo i conti con le proprie emozioni ed entrando nell’ottica che non si tratta solo di nutrire il proprio piccolo e lavorare in quella direzione. Solo allora le sue emozioni potranno essere facilitanti per la riuscita del percorso!

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6 consigli per interrompere l’allattamento al seno

 

Detto questo, vediamo alcuni consigli su come procedere.

  1. Ridurre il numero delle poppate. Se il bambino ne ha ancora bisogno anche da un punto di vista nutritivo, sarà necessario sostituirlo con il latte artificiale (leggi anche “Latte artificiale: vivere il passaggio in serenità!”). In generale, potrebbe essere utile mantenere solo quella della sera, cercando di eliminare la altre poppate attraverso il gioco, il biberon con la camomilla, o grazie al soddisfacimento dello stimolo della fame con un riuscito processo di svezzamento. Anche il papà potrebbe aiutare, distraendo il bambino da ciò che manca e dandogli la possibilità di vivere un momento affettivamente ricco anche con l’altro genitore!

  2. Ridurre gradualmente anche la durata della poppata rimasta, indicando al bambino che potrete dargli il seno per poco tempo, perché altrimenti non vi sentirete bene, ma che potrete fare altro insieme.

  3. Sostituire. Essendo un momento di nutrimento ma soprattutto di relazione, sarà utile proporre alternative che arricchiscano la relazione e che soddisfino il bisogno di amore del bambino. Ad esempio, potreste introdurre momenti di lettura a quattro mani, cantare delle canzoncine rassicuranti e familiari, farsi le coccole, stringere o far partecipare un oggetto di valore affettivo condiviso da entrambi (su cui sarà bene lavorare durante la giornata facendolo partecipare al gioco e ai momenti insieme) che possa esprimere le emozioni che state provando, per poi abbracciarlo, coccolarlo e riporlo tra voi a dormire…

 

Ci sono poi alcuni accorgimenti che possono rende il passaggio più semplice:

  1. Fare in modo che il seno sia meno alla portata del bambino e meno esposto, in modo che non lo ricerchi per associazione.

  2. Se pensiamo che il bambino stia ricercando il seno per noia o per soddisfare un bisogno orale, possiamo dargli qualcosa da mangiare o da bere per aiutalo a sentirsi ascoltato e compreso, rafforzando ancora di più la relazione e ampliando le possibilità di riuscita del processo. Inoltre, soddisfacendo e rendendo quindi esplicito al bambino il vero bisogno che si nasconde dietro alla sua richiesta, sarà più facile per lui distinguere la fame dal bisogno affettivo, permettendogli di attivare strategie per raggiungere il benessere fisico e psicologico. Lavorare sulla consapevolezza è sempre un fattore facilitante perché porta il bambino a saper riconoscere cosa vuole senza l’interferenza o la mediazione dell’adulto, e quindi arrivare a poter avere un controllo sul cambiamento delle modalità per raggiungerlo!

  3. Rendere il momento del pasto a tavola (nei casi in cui lo svezzamento sia già iniziato) unico, ricco di sensazioni piacevoli e spazio per una relazione appagante e rassicurante con il bambino. Rinforzare questo momento lo aiuterà a crearsi un’immagine mentale diversa del momento del nutrimento con il genitore ma con la stessa funzione utile per lui. (Leggi anche “Perché mio figlio non mangia?”).

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É sempre bene ricordare che stiamo lavorando sulla sostituzione di una modalità di alimentazione e di relazione perciò un processo complesso e delicato per il bambino che avrà bisogno di tempo per elaborare il cambiamento e trovare nuove strategie per non averne paura e controllarlo.

Pertanto la gradualità, la pazienza, l’ascolto e l’adattamento da parte del genitore non dovranno mancare mentre la fretta e l’aspettativa non aiuteranno, andando anche a interferire con il processo di cambiamento ormai avviato nel bambino!

 

Se sei interessato ad approfondire i temi trattati o cerchi un aiuto personalizzato, puoi contattarmi per fissare una consulenza!

 

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