“Mio figlio non mangia. Le ho provate tutte!”

Vediamo insieme perché questo accade e come possiamo affrontare il problema…

 

Mio figlio non mangia

 

Quando un bambino non mangia, gli adulti si preoccupano e non sanno cosa fare. Pensano che l’importante sia che mangino qualcosa e così finiscono per instaurare meccanismi sbagliati che porteranno solo a cristallizzare problemi più difficili da risolvere.

Possono esserci molti motivi per cui un bambino non mangia e, prima di preoccuparsi, è bene indagare insieme al pediatra quale di questi potrebbe influire sul cibo.

Anche un confronto con le altre figure di accudimento e con le maestre a scuola potrebbe aiutare a non sottovalutare  il fattore psicologico.

Infatti, spesso accade che i bambini manifestino attraverso il cibo problematiche di altra natura, come un litigio con l’adulto, qualcosa che è successo a casa o a scuola.

Inoltre, i disagi sembrano legarsi tra loro e ripercuotersi in altre aree (spesso i bambini che hanno problemi a mangiare ne hanno anche per dormire…)

Tuttavia, se il bambino  non presenta particolari problemi fisici, o psicologici, è il caso di riflettere sulle sue abitudini alimentari e sui significati ad essi associati.

Il modello che propone la scuola, in cui il bambino arriva al momento del pranzo stanco della mattinata di gioco, inserito in una routine giornaliera in cui dopo un momento ne segue un altro, sedendosi a tavola, dopo averla apparecchiata con i compagni e mangiare uno di fronte all’altro senza giochi né altre distrazioni e senza aver spizzicato nulla dalla colazione di metà mattinata, può essere un valido esempio per strutturare questo momento anche a casa.

 

  • Fate in modo che i bambini mangino sempre agli stessi orari.

L’ora del pranzo e della cena possono variare da cultura a cultura ma, è evidente, che vi sia la necessità di definirli.

Avere una giornata scandita da orari e momenti, fa sì che il bambino si senta contenuto e rassicurato da ciò che l’adulto decide per lui, permettendogli di prevedere ciò che accadrà dopo.

Il bambino non sa che alle 12 si pranza, ma impara che dopo le ninne si mangia.

Spostare continuamente il momento del pasto crea nel bambino insicurezza, connotando negativamente questo momento della sua giornata e il rapporto con la persona con cui lo condivide. 

Stabilire delle abitudini significa creare un bagaglio che il bambino porterà con sé tutta la vita e che, solo in seguito, modificherà a suo piacimento.

Le poppate prima e i pasti poi, si stabilizzeranno su degli orari, che rimarranno invariati anche da adulti.  

Per crescere bambini equilibrati, è importante insegnare loro che non si mangia quando se ne ha voglia, ma solo quando è il momento.

In questo modo, si tutelerà anche la loro salute, poichè mangiare in modo squilibrato è la base di numerose disfunzioni.

 

  • Gli adulti e i bambini devono stabilire una routine insieme

Fate in modo che ogni momento della giornata del bambino sia scandito da un rituale, che abbia un inizio, una parte centrale e una fine.

In questo caso, aspettare la cena seduti al seggiolone, infilare il bavaglino, apparecchiare la tavola con le stoviglie del bambino, servirà a definire e a dare punti di riferimento che annunciano che sta per iniziare il momento del pasto.

Allo stesso modo, dare al bambino un libro con cui giocare al termine del pasto, può rappresentare la conclusione di quel momento.

Qualunque sia il vostro rituale del pasto, costruitelo insieme al bambino, tenendo conto dei suoi interessi e del suo temperamento e, soprattutto, ripetetelo ogni giorno allo stesso modo.

 

 Perché mio figlio non mangia

 

  • I pasti sono momenti di condivisione, perciò bandite giochi, tv e  distrazioni

Il significato psicologico che si nasconde dietro al cibo è sicuramente di natura affettiva. 

Già nell’allattamento al seno, possiamo leggere uno scambio di amore tra la mamma e il bambino.

Allo stesso modo può essere letto il momento del pasto in età successive.

Il pasto è infatti condivisione con la persona che si ha davanti, perciò non lasciamo che i bambini sminuiscano questo momento condividendolo con tv e smartphones.

In alcuni casi, si possono coinvolgere dei giocattoli ma non devono portare l’attenzione lontana dal momento che si sta vivendo.

Dobbiamo insegnare al bambino a vivere il pasto come un’esperienza sensoriale, come un’occasione di conoscenza dei propri gusti, di ciò che vuole e che non vuole e imparare a manifestarlo.

Se li distraiamo proprio in questo momento, li confondiamo e permettiamo loro delle abitudini che sarà difficile poi cambiare.

Insegnare al bambino a condividere il momento del pasto parlando e guardandosi negli occhi, lo renderà più soddisfatto dell’esperienza e farà sue delle abitudini che lo aiuteranno a costruire delle relazioni soddisfacenti in futuro.

 

  • Fate in modo che i bambini vivano attivamente questo momento della giornata

Gli adulti dovranno predisporre il pasto come momento da condividere in famiglia, mettendo il bambino a tavola con gli adulti e rispettando i suoi tempi e i suoi gusti.

Rendere il bambino attivo e partecipe di questo momento significa aiutarlo a viverlo come un’occasione di crescita, permettendogli di allontanare i piatti che non ama e facendo in modo che capisca da solo cosa significhi (ecco perchè è importante che l’adulto non proponga un’alternativa a quel piatto).

L’adulto deve essere di supporto in questo momento, proponendo passi in avanti nel suo sviluppo, come passare a cibi solidi o l’uso delle forchette, ma senza forzare il bambino a cose per cui non è ancora pronto e che connoterebbero negativamente questo momento. 

Lasciatelo libero di esprimersi e di conoscersi…

 

Polpettine di ceci e zucca

 

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@flavia_educhiamali

@flavia_educhiamali

Consulente dello sviluppo

Dunque io sono Flavia, sono dottoressa in psicologia dello sviluppo.

Sono una formatrice, sono un’ex-educatrice. Sono una mediatrice e counselor scolastica.

Sono una mamma e tutto quello scritto sopra con mia figlia conta poco.

Vorrei salvare un genitore alla volta e insieme a loro cambiare il mondo. 

Credo nelle persone e nelle parole che scelgono di pronunciare perché mi piace indovinare che cosa hanno bisogno di nascondere…

Formulo teorie e riflessioni su tutto, tutto, tutto!


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