Una mamma tutta da ridere. Consigli non richiesti…
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Una mamma tutta da ridere. Gite fuori porta!

Prima di diventare madre non avrei mai immaginato che trasportare un neonato in macchina potesse essere problematico.

Pensavo che l’avrei messo nel seggiolino, cantato una ninna nanna e avrebbe dormito per tutto il tragitto.

Cosa è avvenuto in realtà?

Uscire da sola non era contemplato, se non in caso di urgenze!

Iniziava a piangere appena adagiato sull’ovetto, toccando decibel impossibili da definire!

Ero diventata bravissima a trovare il percorso più breve dal punto A al punto B,

che Google Maps spostati!

Calcolavo se avrei trovato traffico in quella zona a quell’ora, se fosse passato un treno, se ci fosse stato il sole o la pioggia o il vento, e a quanti km/h avrebbe soffiato, tutto pur di non prolungare quell’agonia!

Mentre guidavo gli facevo discorsi, come se avesse 24 anni e dovesse prendere la decisione più importante della sua vita:

Vedi tesoro, ci sono delle paure nella vita che bisogna affrontare!Certe situazioni bisogna prenderle di petto! Non potrai mica disperarti per ogni ostacolo che la vita ti presenterà! Adesso andiamo dalla dottoressa. É tutto sotto controllo, non preoccuparti…”

e per tutta risposta:

“UEEEEEEEE”.

famiglia

Chiudevo tutti i finestrini e accendevo lo stereo.  Niente, si sentiva solo il suo pianto rimbombare per le vie della città.

Registravo audio e li spedivo alle persone che mi dicevano: “Portalo in macchina così si rilassa”.

Se prolungavo la corsa per più di 5 minuti, vomitava, talmente era forte il pianto.

Così tra ripulire lui, calmarlo e allattarlo, 10 minuti di macchina si trasformavano in un’ora!

Ero perennemente in ritardo.

L’unico modo per non impazzire durante gli spostamenti era: mio marito alla guida, il bambino che poppava dentro l’ovetto e io con 3 costole incrinate!

Ma sarà l’ovetto, vedrai che quando avrà il seggiolino più grande non piangerà più”. Credici!

Decidiamo all’alba dei suoi 15 mesi di fare una gita fuori porta: 40 minuti di macchina.

Possiamo farcela” diciamo io e mio marito. Poveri illusi!

Sono stati 40 minuti di respiri profondissimi, cori dell’Antoniano, libri, giochini, video, niente pareva distrarlo e se avesse conosciuto l’esistenza della parola VAF******O l’avrebbe usata di sicuro! Arriviamo finalmente a Orosei, pranziamo in pineta, giochiamo con nostro figlio tutto il giorno, riusciamo persino a riposare 20 minuti, insomma trascorriamo una stupenda domenica finchè non pensiamo che… è giunto il momento!

Ci mettiamo in macchina, cinture allacciate, segno della croce e il resto potete immaginarlo da soli! Tornati a casa non avevo più unghie da mangiare né santi da pregare.

Ma non ci siamo arresi…

A 18 mesi, consapevoli della situazione, tentiamo una gita veramente fuori porta, Livorno/Padova, 3 ore e mezzo di macchina. Voi direte: “Siete pazzi!!!”.

Sì è vero, siamo stati davvero matti, ma abbiamo detto: “O la va o la spacca!”.

Non mi ero preoccupata della nave, avremo avuto spazio per gironzolare e poi ci saremo addormentati tutti e 3 sereni, cullati dalle onde. Credici!!!

Non riusciva a prendere sonno, poppava, si addormentava, sveglio dopo 10 minuti.

Lo prendevo in braccio per cantargli la ninna nanna cercando di non sbattere da un muro all’altro della cabina, perché giustamente non te lo fai mancare il mare forza 9 (…fuggire sì ma dove?).

barca in tempesta

Così tutta la notte…

Per distrarmi cantavo Maracaibo!

Gente allegra Dio l’aiuta recitava qualcuno…

L’interfono alle ore 5.30 del mattino, con un volume davvero spropositato ci avvisa in tutte le lingue del mondo che a breve saremo sbarcati… e cosa fa il figlio? Crolla in un sonno profondissimo!

Sgomento, rabbia, frustrazione! Non mi vengono altre parole!

Ovviamente si sveglia nel momento in cui lo rimettiamo nel seggiolino dell’auto.

Per niente riposati e con un colorito verdastro in viso, iniziamo la nostra vacanza!

Dopo mezzora mi viene la nausea, ci fermiamo in autogrill, cerco la pochette che ho destinato ai medicinali. Non c’è da nessuna parte…è rimasta sulla nave!!!

Torniamo in fretta e furia indietro, ho messo lì dentro tutti i medicinali per la settimana, non posso permettere che lo buttino via.

Arriviamo davanti alla nave, facciamo per scendere e lui… inizia a russare!!!

É ma allora ditelo!

Recuperiamo il tesoro e cominciamo questa benedetta vacanza.

Indovinate quante volte si è svegliato prima di arrivare a Padova? Zero!

Voi direte: “Certo non ha dormito tutta la notte”.

famiglia in barca

In una settimana abbiamo girato in lungo e in largo il Veneto, ogni volta che lo mettevamo in macchina crollava o guardava fuori dal finestrino tutto contento. Insomma niente più pianti disperati. Per qualche istante abbiamo persino preso in considerazione l’idea di trasferirci lì, pur di non tornare mai più alle vecchie abitudini.

Un miracolo! Ora che ci penso avremo dovuto lasciare un’offerta a Sant’ Antonio.

Sulla strada del ritorno Padova/Livorno non ha dormito ma è stato comunque tranquillo per l’intero tragitto.

Da quella vacanza non ha più pianto per stare in macchina. Certo ci sono voluti 18 lunghissimi mesi prima di quel risultato, ma la nostra pazzia ci ha ripagati!

Se credi nel miracolo, il miracolo accadrà, diceva qualcuno!

Spero che almeno voi abbiate avuto molti meno intoppi per trasportare i bambini… oppure no?

Sono l’unica ad aver avuto grossi mal di testa per ogni spostamento?!

Aaaaaaah che bella la vita da mamma!!!

Michela

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